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La verità negata

La settimana scorsa ho rivisto un film molto bello: La verità negata. Il titolo originale: Denial, rende ancor più l’idea. Vuol dire: Rifiuto. Una storia vera che racconta della vicenda della scrittrice D.Lipstadt, statunitense, nota per i suoi scritti sull’Olocausto e per aver raccontato la verità su questa immane tragedia che ancora oggi pesa su tutta l’umanità, al pari di moltissime altre. La Lipstadt scrisse nel 1993 un libro: Denying the Holocaust in cui accusò David Irving, saggista specializzato in storia militare, di aver diffuso notizie false sullo sterminio nazista degli ebrei, sino ad averlo negato; affermazioni delle quali fu chiamata a rispondere in tribunale dallo stesso Irving venendo poi assolta con formula piena. Dal dopoguerra ad oggi, noi viviamo di verità negate. Da Piazza Fontana a Ustica, dall’Italicus alla strage di Bologna, da Gladio alla P2, la Mafia etc etc, siamo pieni di memoria e ricostruzioni che vivono ancora oggi di verità negate. Anche ogg...

Super Mario…

Se stessimo giocando al fortunato videogame della Nintendo, probabilmente avremmo già dovuto ripartire da zero almeno un centinaio di volte nell’ultima settimana. Il suo protagonista sarebbe finito a bagno almeno una dozzina di volte e noi lo avremmo ripristinato spingendo un solo tasto con un unico dito: Reset. Purtroppo non stiamo giocando per niente e il nostro eroe, quello che ci Governa e che tutti abbiamo atteso come il Mosè che ci traghettasse nel nuovo mondo, è riuscito in una settimana a combinare una tale sequela di errori di cui non era stato capace nemmeno Monti. Il nostro Super Mario, in meno di sette giorni, ha riportato l’Italia indietro di almeno 40/50 anni ed è riuscito anche a far storcere il naso a Macron, Merkel, Putin, Erdogan e alla Libia. Direi che non eravamo così odiati dai tempi di Mussolini. Questo signore (Draghi), che si pensava fosse amico di tutti, abbiamo scoperto invece che forse ha più nemici che amici, ed è stato sicuramente bravissimo a farsi ancora ...

The Italian Simpsons

Da un po’ di tempo a questa parte, mi sembra di vivere in un cartone animato. Ovviamente non da protagonista ma da comparsa, uno di quei caratteri che se al disegnatore gli gira storto, ti fa il naso a piramide, le orecchie a tornado o ti mette su di una sedia a rotelle oppure, extrema ratio, ti elimina dalla serie. Non so come ma mi sembra di stare in una sit com tipo: I Simpsons. Conoscete bene immagino la serie, di Matt Groening e James L. Brook, che fece la sua prima apparizione in Tv nel 1987. Ecco, diciamo che mi sono così immedesimato che ho trasmutato i protagonisti della serie Tv nei protagonisti della nostra politica. Ad esempio, Enrico Letta mi sembra Ned Flanders, il vicino impiccione un po’ spiritato che vive per la fede, dice cose strampalate e finisce per essere beffato e messo al palo sempre. Moe Szyslak, il barista che versa a Homer la birra e che non ne ha mai imbroccata una nella vita, mi ricorda Di Maio. Giorgetti è sicuramente Capitan Mc Allister. Odia tutti, pensa...

Passione di Pasqua

Così con buona pace di tutti anche la settimana di Pasqua è passata. L’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (Gv 1,29-34), si è stancato di fare il suo lavoro e a ben vedere, ne ha tutte le ragioni. Da decenni molti di noi in questo periodo, se lo fanno a fette e lo cucinano con patate o altra verdura a scelta, perché a parole siamo tutti dei fenomeni, ma a conti fatti nella vita reale, non siamo diversi da nessuno di quelli che consideriamo peggiori.   Intanto trasciniamo la nostra insulsa vita anche in queste settimane di passione cristiana, come se ormai fosse la nostra vita. La pubblicità racconta di un mondo che non esiste oppure del mondo che c’era e tutti noi, felici ormai di essere quello che siamo o inconsapevoli ebeti di questa farsa che nemmeno il più illuminato Ionesco sarebbe riuscito a mettere su, ci spariamo nelle vene e nella testa, come nello stomaco per decenni, qualunque cosa che ci faccia sopravvivere. Ora, non sono cattolico ma se lo fossi, mi ind...

La giusta distanza

Qualche anno fa ho visto un film italiano molto bello: “La giusta distanza”. Racconta la storia di un giornalista, in un paesino di provincia, che instrada sulla via della scrittura un giovane ragazzo. L’insegnamento però non comprende come scrivere le parole, come comporle in pensieri, come presentarle grammaticalmente corrette. Parte da un presupposto fondamentale: davanti a qualunque fatto, sia esso bello o brutto, cruento, ingiusto o meraviglioso, qualunque sia il tuo coinvolgimento personale, il tuo dovere, il dovere di un giornalista nel riportarlo è mantenere sempre la giusta distanza. Il ragazzo si trova così a raccontare un fatto di cronaca nera nel quale, per diversi motivi, è coinvolto. Dovrà quindi riportare il fatto e rendere giustizia a chi è stato ingiustamente accusato, dimenticando i suoi sentimenti, i suoi pregiudizi e le sue intuizioni, e mantenendo “la giusta distanza” verso tutti gli attori del fatto. La settimana che si è chiusa ha sancito i primi 4...

Figli di un Dio minore

Nel fine settimana che si è appena concluso, mi chiama un’amica che ha passato metà della sua vita in Russia. Mi racconta che ha sentito un suo conoscente di San Pietroburgo che le ha raccontato di come, in tutta la Russia, la vita sia ripresa normalmente. Teatri, cinema, negozi, aziende... insomma, tutto aperto. Gente in strada, niente mascherine e liberi di muoversi e di trovarsi o ritrovarsi. Verso la fine della telefonata, mi chiede perché. Perché noi siamo ancora a un anno fa. Perché non riusciamo a comprendere che è tutta una truffa, che si poteva curare gran parte delle persone, che abbiamo commesso errori madornali e che, ora, non sappiamo più come venirne fuori. Perché noi, le ho risposto, qualunque cosa si faccia, resteremo sempre figli di un Dio minore. Nel mondo che verrà e di cui non farò più parte, ci sono cambiamenti strutturali, culturali e sociali che, a ben vedere, non promettono nulla di buono. Nel 1968 Philip K. Dick's scrisse un libro che, quattordici anni dopo...

Un silenzio spettrale

Nella settimana in cui il PD si sfascia definitivamente e Letta, l’ex mollato in mondovisione come dice in un arguto articolo Guia Soncini, torna e “lo fa per passione”, Conegliano (Pallavolo Femminile) vince la Coppa Italia e le atlete, dopo essersi sputate per ore sul campo, abbracciate scambiandosi liquidi organici negli inevitabili strusciamenti e scontri di una partita di volley, salgono sulla pedana per ricevere la coppa, tutte rigorosamente con mascherina. Nella giusta felicità del momento, stappano la tradizionale bottiglia di Champagne e se la passano bevendo tutte da quella stessa bottiglia, ma rimettendosi immediatamente dopo la mascherina. Alla tv passa spesso la pubblicità di un grande supermercato, che mentre nel banner a lato video ammonisce che tutte le regole di sicurezza da loro sono rispettate, fa vedere la gente senza mascherine e senza distanziamento, che felice si aggira per i reparti facendo la spesa come se niente fosse. Lo stesso per una grande Az...

Com'è profondo il mare

Nella settimana di Sanremo, di “fumi e raggi laser”, di dialoghi e canzoni degne del terzo mondo, quello che sino a pochi anni fa sbeffeggiavamo dall’alto del nostro “Italians do it better”, se ne andava, il primo di marzo di nove anni fa, uno dei più grandi talenti della nostra musica e, per me, un visionario come pochi. Ho conosciuto Lucio Dalla nel 1978 e ho avuto il privilegio di lavorare con lui nella tournée Banana Republic. Ci siamo poi frequentati negli anni successivi e, ironia della sorte, ho con lui fatto uno degli ultimi lavori ai quali ha partecipato prima di lasciarci orfani del suo immenso talento: un video cartone che racconta la storia della città di Bologna e che ancora oggi si può vedere al Museo di Storia di Bologna. Un vuoto, in questo inutile macrocosmo di influencer , finto femminismo , Sardine e così via, che ritengo incolmabile. Sono convinto che Lucio sarebbe stato dalla nostra parte, dalla parte dei pesci. I pesci che non si assoggettano a tutt...