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Avrei dovuto morire tempo fa

Questa mattina mi sono svegliato e ho constatato di essere vivo. Ancora vivo. È passato un altro anno e sono ancora vivo. Lo so che non durerà in eterno, ma certo è che secondo medici, scienziati, presidenti del consiglio, giornalisti, parenti amici, conoscenti etc. avrei dovuto morire tempo fa.   Mi ero anche preparato bene. Si insomma, avendo disobbedito a tutti i diktat e alle regole imposte per contenere un “virus mortale” che ci avrebbe estinto, mi ero messo l’anima in pace. Sono stato abbastanza a lungo su sta sfera galleggiante nell’universo. Ho visto e fatto abbastanza cose, mi sono più divertito che angosciato e ho incontrato moltissime persone con le quali, ho avuto interessanti scambi di vedute. Mi sono imbattuto in culture, religioni e lingue diverse e tutto questo, mi ha aperto gli occhi su di un mondo globale. Mi ha fatto capire che tutti noi su questa terra, abbiamo gli stessi mali, gli stessi desideri, la stessa voglia di vivere e di essere felici.   In questi ult

Ilaria Cucchi

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Gentile Senatrice Ilaria Cucchi, buongiorno. Le scrivo perché ho una domanda da farle. Intanto mi scuso per il tono così “amichevole” che incontrerà in queste righe, ma anni di sostegno alla sua lotta per “riabilitare” la figura di suo fratello, e dare un nome agli esecutori materiali della sua morte, mi/ci hanno tutti noi cittadini che l’abbiamo sostenuta, fatto sentire più partecipi alle vicende della sua famiglia. Mi/ci hanno coinvolto molto da vicino e ci siamo spesso prodigati nel cercare per quanto possibile, di aiutare la sua battaglia. Battaglia che alla fine dopo molti pianti, giorni di disperazione, di abbandono di frustrazioni e disfacimenti, lei il 4 aprile del 2022 ha finalmente vinto. Ha avuto giustizia per suo fratello Stefano. Stefano Cucchi fu arrestato il 15 ottobre del 2009 perché in possesso di hashish. Morirà in caserma sette giorni dopo. Fu ucciso a botte dai carabinieri di quella caserma e dopo 7 processi, oltre 150 udienze e 13 anni, giustizia è stata fatta.

La forza del potere

Soltanto poche settimane fa, il 20 di novembre, Hebe De Bonafini se ne andava all’età di 93 anni. Dal 1977 non aveva mai smesso di lottare. Lottare per arrivare alla verità su migliaia di oppositori alla dittatura militare in Argentina, che sparirono tra il 1976 e il 1983. Hebe de Bonafini perse allora due figli. Hebe de Bonafini è stata la fondatrice dell’Associazione: “ Madri di Plaza de Majo” . In Argentina hanno decretato tre giorni di lutto nazionale. Molti dei criminali che appoggiati dagli Americani e Francesi, hanno perpetrato le più orrende brutalità su migliaia degli oppositori al regime, se la sono come al solito cavata. Parecchi sono stati condannati all’ergastolo (Videla, Massera, Viola) ma hanno beneficiato tutti dell’amnistia concessa da Menem nel 1990. Orlando Ramón Agosti, che collaborò al golpe con Videla, scontò una pena di tre anni e nove mesi. Molti degli attori di quei crimini, non hanno mai fatto un giorno di galera e hanno posto termine alla loro vita, in sontuo

Poli-Covid-22

Si è tenuto a Torino nella settimana dal 22 al 25 novembre il convegno Poli-Covid-22. Nelle intenzioni del Comitato Organizzatore, avrebbe dovuto essere un interessante momento di confronto e di riflessione, sull’impatto che la pandemia ha avuto sulla scienza e sulla nostra società. Dico avrebbe, perché le originali intenzioni degli organizzatori, erano di mettere a confronto scienziati, psicologi e professori che hanno avuto anche un ruolo istituzionale nella gestione e nella comunicazione della pandemia. Un sano e democratico confronto tra tutte le parti. Ma la politica, quella che decide tutto e può tutto, ha scelto di non confrontarsi e di non partecipare al convegno, boicottandolo all’ultimo momento. Non stupisce certo che il “potere”, si sottragga ormai a qualunque tipo di discussione su quello che è accaduto negli ultimi tre anni. Non stupisce certo che il recente passato, venga messo a tacere e venga volutamente dimenticato, anche se purtroppo, ha lasciato tracce profonde de

Sono sceso negli inferi

Mio padre mi diceva sempre: “ Quando non ci sarò più, non è importante che tu mi venga a trovare per mettere fiori su di una lastra di marmo. L’importante è che tu mi tenga dentro di te e che ogni tanto pensi a me ”. Aveva ragione. A volte non è l’azione che fa la differenza, ma quello che portiamo dentro di noi. Così potendo fare poco dal punto di vista pratico, ho deciso di scendere negli inferi e mettermi dentro, nel profondo della mia anima, quello che tutti o gran parte di noi conosce, ma che tutti o gran parte di noi, non vuole sapere o fa finta di non sapere. Non giudico nessuno perché l’argomento è terribile, molto peggio dell’orrore peggiore che si possa immaginare. Non parlo di pandemie, di covid o di vaccini. Parlo della tratta dei bambini. Le cifre recitano di 8 milioni (si avete letto bene), di bambini che ogni anno scompaiono. Sono oggetto delle peggiori perversioni che possiate immaginare. Vengono stuprati o trattati come schiavi e questi, sono i più fortunati. Molti

Il dado è tratto

Il bastone e la carota funzionano da sempre. Funzionano specie sui deboli, sui “sempliciotti”, sugli speranzosi e sui bisognosi. Esattamente quello che è il popolo italiano. Il “reintegro” dei Sanitari che non si sono sottoposti alla vaccinazione, ha ulteriormente diviso il paese in due, ha rinfocolato odi sopiti da mesi e ha nuovamente distratto il popolo. Una carota che niente ha a che vedere con il bastone che arriverà. A fine novembre la Consulta deciderà sull’obbligo vaccinale o meglio, deciderà se “obbligare” i sanitari tutti, a vaccinarsi. Alla presidenza della Corte Costituzionale è stata eletta Silvana Sciarra. La Sciarra fu sostenuta da Conte nella corsa al Quirinale. Ve lo ricordate vero Conte? Quello che vi ha chiuso in casa e obbligato alle mascherine. Quello che vi ha fatto perdere il lavoro, vi ha distanziato da amici, parenti e vicinato e vi ha fatto appendere ai balconi drappi con la scritta “Andrà tutto bene”? Comunque mentre il paese sprofonda nell’oblio e si s

I “Girasoli” nell’ipocrisia del pianeta Terra.

L’Arte per me è emozione pura. Sono capitato qualche sera fa in una discussione, in cui si disquisiva sul fatto che l’Arte vada studiata e capita, e quando se ne hanno gli strumenti, solo a quel punto, si può andare oltre l’opera in oggetto, si può godere appieno del messaggio dell’Artista. Non sono d’accordo. L’Arte è figlia di un’emozione. Di un attimo di disperazione, di un momento di grande euforia, di un attimo di follia. È figlia di un turbine di sentimenti e di emozioni che colpiscono l’Artista più di noi. L’Arte ha sempre fatto paura e per questo, è stata smantellata nel tempo e le sue opere più rappresentative spesso, sono state oggetto di mutilazioni o sfregi. D’altra parte gli stessi “Artisti” hanno più volte sfregiato le loro opere, per lanciare un segnale, per dare uno scossone al popolo dormiente. Da: ”L’Urlo” di Munch, uno sfregio alla vita, una disperazione probabilmente dovuta alla malattia che lo portò alla morte, alla tela di “Fontana” e al suo taglio c

Eravamo gente semplice

Mia mamma mi mandava all’asilo da solo. Mano nella mano con il mio amico e vicino di casa, scendevamo le scale. Fuori dal portone giravamo a destra, poi all’angolo ancora a destra e dopo 20 metri entravamo all’asilo. Mia mamma ci guardava dal balcone di casa e controllava che tutto andasse bene. Il mio vicino di casa era Marco Revelli, il figlio di Benvenuto Revelli detto Nuto. Mio padre ogni natale mi portava a vedere il “Presepe meccanico”. Una ricostruzione in uno stanzone enorme della nascita di Gesù, e della vita che si svolgeva intorno alla capanna. Statuette di legno che riproducevano i vari personaggi, e che si muovevano meccanicamente lungo percorsi prestabiliti. A un certo punto, sparivano all’interno di caverne o buchi nei prati ricostruiti minuziosamente. Poi all’improvviso, riapparivano dalla parte opposta del presepe per ripetere all’infinito il percorso. C’era l’acqua nei fiumiciattoli, nelle fontanelle e nei laghetti creati apposta. Io rimanevo ore incant