Com'è profondo il mare

Nella settimana di Sanremo, di “fumi e raggi laser”, di dialoghi e canzoni degne del terzo mondo, quello che sino a pochi anni fa sbeffeggiavamo dall’alto del nostro “Italians do it better”, se ne andava, il primo di marzo di nove anni fa, uno dei più grandi talenti della nostra musica e, per me, un visionario come pochi.

Ho conosciuto Lucio Dalla nel 1978 e ho avuto il privilegio di lavorare con lui nella tournée Banana Republic. Ci siamo poi frequentati negli anni successivi e, ironia della sorte, ho con lui fatto uno degli ultimi lavori ai quali ha partecipato prima di lasciarci orfani del suo immenso talento: un video cartone che racconta la storia della città di Bologna e che ancora oggi si può vedere al Museo di Storia di Bologna. Un vuoto, in questo inutile macrocosmo di influencer, finto femminismo, Sardine e così via, che ritengo incolmabile. Sono convinto che Lucio sarebbe stato dalla nostra parte, dalla parte dei pesci. I pesci che non si assoggettano a tutto questo maleodorante universo, che ci trascina verso il basso e ci calpesta. Gesti, parole, atteggiamenti e prese di potere che nel tempo ci hanno indebolito, piegato e assoggettato ad una nuova vita, una nuova cultura che non ci appartiene. Siamo divisi ormai in due, quelli che si trascinano sulla terra ferma e quelli che nuotano in questo grande mare. Gli uni convinti che prima o poi tutto tornerà come prima. Sicuri che andrà tutto bene. Gli altri, noi, i pesci, che vediamo questo mare sempre più scuro, sempre più inquinato e che sappiamo di dover fare qualche cosa di nuovo, diverso, di unico, perché siamo convinti che non andrà tutto bene. I primi assoggettati ad un meccanismo contorto e deprecabile, diventato ormai regola abitudinaria a cui aggrapparsi per vivere e noi, i pesci, che vediamo questo dramma collettivo, e abbiamo cominciato a pensare nel nostro grande mare. Chiaro che diamo fastidio, perché il pensiero è come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare. E allora siccome chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche decide, calpestando le normali procedure parlamentari e i relativi passaggi alla Camera, di scegliere e incaricare la Morgan Stanley di farci la lista della spesa e selezionare lei per noi, con i nostri soldi pubblici, cosa comprare e come spendere. Impartisce ordini su quando e come uscire di casa, e su come istruire le nuove generazioni. Nelle televisioni si moltiplicano gli imbonitori che teorizzano lo schianto sulla terra di meteoriti in arrivo da Orione, altri propongono nuovi occhiali a raggi X che ti permetteranno di vedere attraverso i vestiti delle signorine. Mentre il popolo della terraferma sfoga la propria rabbia sulle tastiere digitando improperi mai sentiti e denuncia chi attraverso le pareti di casa, sente ridere e divertirsi. Perché l’appiattimento della curva che si cerca non è di quella dei contagi o degli ammalati, ma l’annientamento del diverso, di quello che non si piega alle regole. Tutti uguali e con gli stessi mali.

Siamo noi, siamo in tanti

Ci nascondiamo di notte

Per paura degli automobilisti, dei linotipisti

Siamo i gatti neri, siamo pessimisti

Siamo i cattivi pensieri

E non abbiamo da mangiare

È inutile, non c'è più lavoro

Non c'è più decoro Dio o chi per lui

Sta cercando di dividerci

Era già tutto così chiaro alla luce del sole. Eppure c’è un intero mondo che crede con una fede antica a qualunque cosa gli venga somministrata dal potere, dai saggi, dal comitato scientifico, dai giornali dalla televisione. Un intero mondo che non si fa più domande, che si è assoggettato a una vita che non è più la loro vita e che segue, con la testa china e le mascherine fin sugli occhi, le regole che tendono a normalizzare, cambiare, restringere e controllare le loro vite. Con una straordinaria azione di marketing, il governo ha raccontato a tutti la fandonia del vaccino che ci avrebbe salvato e fatto tornare alla normalità. Fiabesco sogno sfatato nel giro di poco, dalle stesse case farmaceutiche che si sono affrettate a dire che: vaccinarsi non garantirà il ritorno alla normalità. Ma ecco che il marketing governativo, con una mossa a sorpresa, ha ribaltato la situazione. Il loro modo di agire e la stupida osservanza del popolo verso quello che gli viene propinato, mi ricorda una trovata di marketing di una lozione contro la caduta dei capelli degli anni sessanta. Immessa sul mercato con gran battage pubblicitario, aveva cominciato a mostrare grossi problemi di rossore e reazioni allergiche sulla cute delle persone che ne avevano fatto uso. La geniale mossa di marketing fu quella di trasformare un grave effetto collaterale in una conferma della bontà dell’azione del prodotto: "il benefico rossore alla base dei capelli dopo la frizione è indice dell'attività del prodotto". Tutti ci credettero e la lozione provocò una generazione di calvi e fu ritirata dal commercio, ma lo scopo raggiunto e i profitti schizzarono alle stelle.

Ora da allora niente è cambiato e la popolazione in maggioranza segue pedissequamente qualunque idiozia se ben confezionata e, in questo caso, se diretta a dare uno spiraglio di luce in fondo al tunnel. Il vaccino non ci porterà alla vita di prima, ma non ci ammaleremo più e non moriremo più. Gli effetti collaterali non sono altro che la prova “dell’attività del prodotto”. L’importante è non morire. Almeno di covid, perché per il resto si continuerà come natura vuole a morire. Facciamo da cavie in attesa che vengano reclutati abbastanza dati per poter affermare che il vaccino funziona oppure no. Ma a tutta questa parte di popolo, quelli propensi a bersi qualunque cosa senza fare un minimo di ragionamento, quelli che si scandalizzano dei “navigli” e dei giovani che esercitano il loro normale diritto di ritrovarsi, parlarsi, toccarsi e incontrarsi, non interessa niente e non pensa a niente. 

Ma la terra gli fu portata via

Compresa quella rimasta addosso

Fu scaraventato in un palazzo, in un fosso

Non ricordo bene

Poi una storia di catene, bastonate

E chirurgia sperimentale

…davvero un grande profeta Dalla. Faccio molta fatica a pensare che una mente umana concepita per il ragionamento, il calcolo, così piena di sentimenti contrastanti, di virtù e di emozioni, si lasci totalmente avvolgere dalla paura, dal terrore al punto da non distinguere più i suoi simili, di farli oggetto della causa del male invisibile che ci sta percorrendo. Disconosciamo i nostri stessi familiari, i figli, e ci obblighiamo a comportamenti e atteggiamenti che non fanno parte del nostro dna. Ci accusiamo a vicenda di esseri portatori di morte, restiamo a distanza come se fossimo degli appestati e non ci tocchiamo più, non ci abbracciamo più, non facciamo più l’amore. In un articolo di dicembre dello scorso anno, la BBC ha fotografato come ci sia stato un incremento di divisioni tra coppie e come si siano rotte amicizie decennali a causa del Covid. Un cataclisma psico emozionale, oltre che lavorativo, che ha coinvolto più di una generazione, e causato danni incolmabili nelle menti della gente. 

Eppure in questa immensa cloaca che ci sta inghiottendo tra miasmi e nere ombre, mi è rimasto un sottile barlume di speranza. Nel dramma collettivo di questo mondo che indubbiamente è un mondo cattivo, conto ogni giorno sempre più pesci che si uniscono agli altri in questo grande mare che loro, il potere e il popolo della terra anestetizzato dal terrore, stanno cercando di inquinare, di ammazzare, di bruciare. Perché diamo fastidio, perché non siamo allineati, perché siamo liberi di nuotare e pensare. Non sentiamoci strani, indesiderati e non colpevolizziamoci di niente e per niente. Noi che nuotiamo in questo grande e oscuro mare e che pensiamo… Noi, proprio perché pesci, siamo difficili da bloccare, perché ci protegge il mare e perché davvero, anche se a volte ci prende lo sconforto, non siamo mai stati soli: 

Mi dica, in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli? Questo non è un uomo libero. Sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è libertà. La libertà senza giustizia sociale è una conquista vana."

Sandro Pertini - Partigiano e Presidente della Repubblica Italiana dal 1978 al 1985

Non siamo soli, e possiamo riconoscerci anche quando usciamo dal mare, per guardare sbigottiti quello che succede sulla terra ferma. Non siamo soli e con un veloce sguardo riconosciamo i nostri simili e quando ci rituffiamo nel nostro mare possiamo raccontare che sulla terra ci sono pesci come Jacinda Arden, che guida un’intera nazione di persone che crede in lei e con lei sta cambiando il mondo. Ci sono Anita e Lisa, che si rifiutano di assoggettarsi alle regole e che vogliono studiare come si studiava una volta, in classe, vicino ai compagni e alle compagne, che diventeranno compagni/e con cui condividere gli anni spensierati della gioventù. Sono tutte donne, si. Migliaia di donne che si mischiano e si ritrovano con i loro uomini e insieme lottano per la libertà. Non ricevono like, non ricevono false mimose e spesso si trovano, sperdute e sole in questo grande mare. Ma noi, che non siamo quelli del ricordo di un solo giorno, che non abbiamo paura di sbagliare e che sappiamo regalare un sorriso a chi è sull’orlo dell’abisso per ritornare insieme a nuotare felici nel nostro grande mare, noi siamo i pesci.

E i pesci non solo pensano anche se sono muti, ma non dimenticano mai.

Com’è profondo il mare

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