Io speriamo che me la cavo

Da un po’ di tempo va di moda, tra i più giovani, farsi il selfie al braccio dopo aver ricevuto il vaccino. Non che la cosa mi sorprenda più di tanto. Se accettiamo e, anzi, pendiamo dalle labbra di uno che va in giro in mimetica con la piuma sul cappello, sbraitando strafalcioni difficili da decifrare e muovendosi come se fosse il capo delle US Army, mentre probabilmente a Parabiago non sanno manco chi sia, i selfie ai “teneri” braccini dei nostri giovincelli un po’ scemotti e un po’ spinti da birre gratis e promesse di viaggi senza problemi, in effetti sono un niente nel nulla assoluto. Però, vedendo queste ridicole fotine che incorniciano il cerottino e le loro faccine un po’ inebetite, mi viene in mente quello che Jean Paul Sartre diceva a proposito della responsabilità dei gesti che fai: “È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei.”

Ora, pretendere che il futuro del nostra paese conosca Sartre è un po’ azzardato, meglio semmai provare con En?igma, rapper sardo che ha un suo discreto successo e seguito:

“ehi voi, che machi col catenone

finirete mezzi polli spennati da qualche puttanone

io sono En?gma, metti da parte il nome

che fossi nato prima sai rappavo dentro il Partenone”

… vabbè non vincerà il Pulitzer della canzone, ma mi sembra che abbia le idee chiare. Quelle idee che credo non siano così chiare nelle menti di tutti coloro che si fanno i selfie dopo il vaccino. Onestamente, mi sarei aspettato, visto ormai il livello del paese, che coloro che invece non si sono vaccinati si facessero i selfie del loro braccino intonso e pulito senza cerottino. Per ora, per fortuna non è così e possiamo solo augurarci che resti così.

Questa mania di fotografarsi dopo essersi vaccinati e dichiararsi felici e contenti ha molti lati oscuri. Oscar Wilde diceva che: “L'egoista non è quello che vive come gli pare e piace, ma quello che chiede agli altri di vivere come pare e piace a lui; l'altruista è quello che lascia che gli altri vivano come piace a loro...”. Quando vedo questi braccini con il cerottino la sola cosa che mi comunicano è la disperata richiesta di assicurarsi un posto nel gregge, di appartenere a un gruppo per essere più forti, per essere sicuri di essere nel giusto. Essere in tanti, per loro, vuol dire essere dalla parte della ragione. Trovo che chi si fa i selfie con il braccino incerottato dopo il vaccino, e sorrida felice inebriato dal momento liberatorio, sia un po’ patetico e infantile.

Vaccinarsi per poter andare in vacanza o per poter entrare in un pub per bere birra, è una scelta idiota e scellerata. Si prende un farmaco quando si teme per la propria incolumità fisica e perché si è sicuri che quel farmaco sarà di aiuto nello sconfiggere o prevenire una patologia. Si prende un farmaco perché il vostro medico curante ve lo prescrive, sulla base di un’anamnesi specifica e non perché la Tv o la vostra radio preferita o Tik Tok o il vostro “idolo” vi invita a farlo.

Si fa un gesto di responsabilità verso gli altri quando questo gesto ha una solida base di convinzioni personali e storiche, che ci spingono ad essere responsabili verso il prossimo. Non ci si vaccina perché c’è uno in mimetica con la piuma sul cappello che vi dice che “verremo a stanarvi tutti”.

Ultimamente poi, visto che minacce e “concessioni”, come birre e serate in discoteca, sembrano funzionare poco, ci si è messa pura la Tv di stato con due spot a promuovere la campagna vaccinale. Interessante vedere come alcuni di questi miracolati della Tv si infervorino mostrando i due ditini alla telecamera, per convincerti a vaccinarti. Mi conforta sapere che pago il canone Tv per avere questo inestimabile servizio. Le dita a V dei protagonisti dello spot mi ricordano le dita di Robin Williams in Mork e Mindy. Mi riportano anche ai viaggi interstellari di Captain Kirk con la sua USS Enterprise. Ricordi d’infanzia che appartengono ad un lontano passato.

Però tutto questo fervore nel comunicare che “dobbiamo” vaccinarci per uscire da questa pandemia, mentre le “varianti” si moltiplicano e i paesi che hanno vaccinato oltre il 60% della popolazioni sono invasi da nuovi casi di cui (UK e Israele docet) almeno il 37% dei contagiati sono i vaccinati, un po’ di perplessità e di dubbi me li fa venire.

L’altra mattina incontro il proprietario del mio garage dove parcheggio la moto. Era in auto e si ferma per salutarmi. Era pallido e sudato. Gli chiedo:

Ma Pietro, stai bene?

Ma non mi sento benissimo, sono andato a fare la seconda dose del vaccino (Pfizer)

Non è meglio se vai a casa, ti accompagno, perché ti vedo un po’ provato

No no grazie… adesso…. No… adesso

E sviene. Chiamo immediatamente il 118 che interviene tempestivamente per fortuna e se lo portano in ospedale. La sera lo chiamo e mi dice che è in ospedale in osservazione, che ha la febbre alta ma che si sente un po’ meglio, ma che è solo un influenza e che gli hanno detto che è tutto normale… vabbé.

Auguri a Pietro perché, spero, si riprenda presto. Nel frattempo, mi chiedo perché ci si prodighi così tanto a vaccinare le persone, quando in realtà anche se vaccinati ci si ammala lo stesso. Di ieri, la notizia che il Premier Lussemburghese Bettel, è risultato positivo al Covid appena rientrato dal vertice Ue. Perché ci si ammala in modo meno grave, vi risponderanno i più “acculturati”.

Ebbene i dati ISTAT aggiornati calcolano una percentuale di mortalità tra casi accertati e decessi (non tutti direttamente per Covid), intorno al 2%. Sempre l’ISTAT, in un recente studio, calcola che dei 120 mila decessi, solo 75.891 vadano attribuiti direttamente al Covid. Dei decessi in esubero, gli autori del documento ISTAT scrivono: “è anche concreta l’ipotesi che una parte ulteriore di questi sia stata causata da altre patologie letali che, nell’ambito di un Sistema sanitario nazionale in piena emergenza, non è stato possibile trattare nei tempi e nei modi richiesti”

Lo studio ISTAT poi si perde in calcoli assolutamente non comprensibili, apparecchiati con parole come: probabilmente – è plausibile pensare che – potrebbe essere – stimiamo che… etc. etc. Insomma di certo non c’è niente. Questa è appunto l’unica cosa sicura: nessuno sa esattamente che cosa sia successo al nostro sistema sanitario, che cosa non abbia funzionato, se ci sono state ingerenze, ordini dall’alto, depistaggi o azioni per creare il clima che stiamo vivendo, oppure se il tutto sia casuale. Ci sono centinaia di denunce e cause in atto e quindi, fiduciosi, aspetteremo che la giustizia faccia il suo corso. Però vorrei ricordare a tutti che, qualunque verità venga fuori, non sarà la vittoria degli uni contro gli altri, dei Montecchi contro i Capuleti. Qualunque sia la verità, dovremmo tutti insieme pretenderla e poterla leggere ben chiara, in modo che se ci sono state ingerenze e forzature si possano davvero individuare i colpevoli e punirli.

Solo in questo modo potremo tornare ad essere una nazione unita e non un manipolo di “inebetiti” che si chiudono in casa denunciando il vicino che fa festa, o propagandando il proprio braccino con il cerottino, a guisa di trofeo del migliore della categoria. Peggio ancora, non ci uniranno gli spot governativi che, promossi da un manipolo di sopravvalutati personaggi televisivi, invitano a “liberarci” da questo incubo e a “tornare alla normalità” vaccinandoci.

Tutto questo, mentre i paesi che non hanno “invitato cordialmente” la popolazione a vaccinarsi fanno la loro vita normale, malgrado la stampa tenti di screditarli con roboanti titoloni, e i paesi che hanno vaccinato anche le zanzare chiudono (Mauritius – Seychelles), mentre altri come UK o Israele, sono infestati da varianti e noi ci prepariamo a richiudere tutto ad ottobre.

Negli ultimi giorni, tifosi vaccinati che hanno seguito le partite allo stadio degli Europei, sono tornati positivi, così alcuni giocatori (ad esempio Perišić), tutti ovviamente vaccinati.

Insomma, malgrado i selfie sui braccini esili e le faccine felici per il gesto che ci “salverà”, il virus se ne fotte. Cambia nome, muta la pelle, viaggia tra le nazioni, si nasconde, se ne va in vacanza e ritorna quando gli pare a lui. Il tutto, mentre noi ci marchiamo come bestie e, come recita il titolo del libro di Marcello D’Orta, ci rifugiamo nell’italica frase che definisce in modo inequivocabile il popolo che zampetta sul natio suolo: Io speriamo che me la cavo.

PS
Siccome molti "entusiasti" di questa narrazione terrificante, dichiareranno che nel mio Articolo mancano i link relativi, a loro rispondo moldo educatamente, che mi sono rotto i cabbasisi di organizzarvi la vita, trovarvi le risposte, indicarvi la strada. Cercatevele da soli le risposte alle vostre domande. Vi assicuro, che con un po' di sforzo, le troverete tutte.

Buona ricerca

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