Cronaca di una morte annunciata

Quando il libro di Gabriel Garcia Marquez veniva pubblicato nel 1981, nessuno, credo, avrebbe mai pensato che tale titolo sarebbe stato più profetico e buono per ogni occasione negli anni a venire. L’autore si basa su di un fatto realmente accaduto in Colombia che ha ispirato il romanzo.

L’Aifa, ad Aprile di quest’anno, pubblicava un rapporto sulle morti da vaccino in Italia. Erano un centinaio. A questi, purtroppo, vanno aggiunte le morti degli ultimi mesi che sono in aumento. “Banali effetti collaterali” oppure, come li chiamano gli Americani quando decidono di fare una guerra e radere al suolo un paese, Collater Damages (…is any death, injury, or other damage inflicted that is an incidental result of an activity). Già, roba di ordinaria amministrazione e, ovviamente, non degna di essere menzionata o ricordata, perché la bilancia danni/benefici penderà sempre a favore dei secondi.

A proposito di danni/benefici Gianni Rivera, il noto calciatore, durante la trasmissione Porta a Porta condotta da Bruno Vespa, alla domanda specifica se si era vaccinato, ha risposto: “Non ci penso nemmeno” e, davanti allo sgomento del conduttore e degli ospiti, ha continuato: “sto bene e non capisco perché mi dovrei vaccinare. Se risultassi in una di quelle percentuali con danni permanenti o gravi effetti collaterali, non sarei così contento”.

In effetti, nessuno sarebbe così contento. Sempre a proposito di danni/benefici, quello che nessuna delle due Agenzie si è guardata bene dal dire è che la “sperimentazione” (perché a detta delle stesse case produttrici del vaccino questa è una fase di “sperimentazione”) avviene con regole precise. Alle persone vengono iniettate, con percentuali diverse, vaccino e fisiologica. Cioè il vero vaccino o un placebo. In questo modo, vengono così osservate le varie reazioni e le percentuali di rischio. Queste cose le trovate su qualunque prontuario medico che spiega come avvengono le sperimentazioni di tutti i medicinali.

Ora, però, questo piccolo particolare tra “vero vaccino” e “placebo”, cambia le % in gioco e i risultati delle cifre riscontrate sulle reazioni avverse. Mi spiego meglio. Se prendiamo un campione di 100 persone e somministriamo loro 60 vaccini e 40 fiale di acqua (fisiologica – placebo), ovviamente le reazioni avverse vanno calcolate su 60 persone e non su cento. Questo vuol dire che se 10 persone hanno avverse reazioni più o meno gravi, non si può dire che “solo” 10 persone su 100 ha riscontrato problemi, ma bisogna dire che 10 persone su 60 ha riscontrato problemi. Questo cambia ovviamente tutti i parametri di rischio/benefici.

Questa banale equazione, così semplice e così illuminante, è però alla base della narrazione a senso unico della storia del nostro paese nell’ultimo anno.

Eppure, l’AIFA ha immediatamente approvato tutti i vaccini in commercio. A differenza della FDA americana (la Food and Drug Administration) che non ha mai approvato nessuno di questi farmaci (li chiamano così), perché non esiste una letteratura casistica tale da poter prendere una decisione così importante. Ma da noi nessuno si è premurato di farci sapere questa cosa.

Per farvi un’idea un po’ più pluralista di come vengono testati i vaccini e le varie fasi della loro approvazione, vi lascio un link tutt’altro che di parte: 

https://www.historyofvaccines.org/index.php/content/articles/vaccine-development-testing-and-regulation

Questo “ingannevole” modo di fare notizia, che ci accompagna ormai da molti anni e che è andato peggiorando negli ultimi mesi, ha spinto i nostri cari governanti, virologi, anchorman, zelanti medici, tv, giornali e radio e chi più ne ha ne metta, a raccontare “solo” un unico senso dei fatti. Una sola verità.

Il Consiglio d’Europa, poco tempo fa, ha votato una risoluzione nella quale si evidenzia che: “…gli Stati devono informare i cittadini che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno deve farsi vaccinare se non lo vuole”, e bisogna “garantire che nessuno sarà discriminato se non è vaccinato”.

Ma da noi ovviamente non frega niente a nessuno. 

Da noi si preparano gli Open Day per i giovani, che vengono bombardati di informazioni a senso unico. Gli si promette Birra Gratis – Musica da Discoteca – Possibilità di viaggiare sicuri etc etc.

Non siamo proprio una lezione di pluralismo informativo e di adempimento alla risoluzione del Consiglio d’Europa.

Al lavoro molte Aziende ti “invitano” subdolamente al vaccino. Le Federazioni del Turismo avvertono che: “Il Green Pass garantisce di poter viaggiare”. Amici, parenti e famigliari ti guardano con sospetto e ti ammoniscono: “è l’unica via per tornare alla normalità”.

Niente di più falso o, almeno, in queste frasi, nessuna traccia di pluralismo dell’informazione, nessun segno di lasciare ad ognuno la libera scelta.

Intanto chiariamo che, non essendo obbligatorio, il datore di lavoro non può fare niente se ti rifiuti di vaccinarti. Non ti può chiedere nessun certificato e tu non sei tenuto a rendere conto del tuo stato di salute. Chiunque sia mai stato assunto in un’azienda ricorderà che l’unico certificato da presentare è il “Certificato di Buona Salute” che attesta che sei idoneo al lavoro. Ma niente di più, e sul certificato non c’è scritto se sei vaccinato o no, quante volte vai in bagno, quante ore dormi etc. etc. Non vi fate fregare. Non possono neanche obbligarvi al tampone rapido. Oppure, se volete, potete farlo ma non siete obbligati a rendere conto dei risultati a nessuno. Già, direte voi, ma è un caso di coscienza collettiva, bisogna “farlo” per il bene del paese e di tutti.

Vi chiederei di non farmi ridere, a nessuno, nessuno è mai fregato niente del bene collettivo e di quello del paese. Siamo solo capaci di scendere in piazza uniti se vinciamo i mondiali di calcio. Per il resto, chi c’è c’è, chi non c’è non c’è.

Ora, passiamo al Green Pass per i viaggi. Anche qui niente di più falso. Viaggiare si può senza Green Pass e puoi viaggiare dove vuoi. Ne sono testimone diretto, oltre che di molti amici che viaggiano da sempre. Ultimamente ho affrontato un viaggio che mi ha portato in tre paesi e tre capitali europee. Non sono mai stato controllato in nessun aeroporto e in nessuna stazione di treni. Non mi è mai stato chiesto nessun Green Pass o certificati vari e non ho mai fatto neanche un tampone rapido o molecolare. La notizia più sorprendente, e drammatica per certi versi, è che fuori da questo paese la gente vive una vita ormai normale. No mascherine (a parte mezzi pubblici e supermercati) neanche nei pub e locali, nessun entusiasmo per i vaccini, nessuna restrizione o, come impropriamente lo hanno chiamato qui da noi, nessun coprifuoco. Ora, per ovvi motivi, non posso dirvi paesi, aeroporti e persone che ho incontrato (la privacy…!) ma ad alcune persone che conosco (non amici), ho dovuto mostrare le foto fatte per avvalorare i miei racconti. Questo testimonia di come, ormai, siamo succubi e partecipi di questa narrazione a senso unico.

Come asserisco da sempre, non sono contro o a favore di una cosa o dell’altra, ma esigo che vi sia una circolazione di notizie che diano ampia veduta delle cose e che ti permettano di valutare le scelte da fare.

Facciamo un esempio di questi giorni. La Royal Caribbean, una delle maggiori compagnie di crociera sui mari nel mondo, qualche settimana fa annuncia festosa di riprendere a viaggiare. Pubblica una foto di tutto l’equipaggio della nave “Celebrity Millennium”, corredato di mascherine, con la scritta: tutti vaccinati e pronti a ripartire! Ora, se dietro quelle mascherine qualcuno avesse la faccia poco convinta, non lo sapremo mai, ma la scorsa settimana la nave finalmente parte. A bordo tutti vaccinati o tamponati quindi… tutti felici e sicuri direte voi. Più o meno. Dopo poche ore, la nave fa ritorno con due positivi malgrado vaccino e precauzioni. Ma mentre la ripresa della navigazione è stata celebrata con tanto di foto e titoloni, lo stop è passato inosservato.

Altro esempio, la disgrazia della morte di Merlo. Io ovviamente non ho la più pallida idea se il ragazzo ci ha lasciati per colpa o concausa o altro legato al vaccino, ma quello che trovo fuorviante, soprattutto per i giovani, è stato il negare immediatamente che il ragazzo si fosse vaccinato. Anche la famiglia si è unita a questo coro. Tutti sbugiardati dal video tristissimo di questo ragazzino che confermava l’avvenuta vaccinazione. Ora quali saranno state le cause o meno lo stabilirà la medicina e la legge, però quello che mi sarei aspettato era che venisse raccontata la vicenda in tutti i suoi aspetti e che, almeno ai fan e ragazzi/e come lui, venisse lasciata aperta la porta dell’interpretazione, della libera scelta basata su tutte le informazioni disponibili. Invece no, sempre e solo un’unica narrazione.


Altro tragico esempio, legato alla ragazzina di Genova. Qui però, vorrei fare una divagazione. Prima di questo atroce episodio, da tempo, i nostri giornalisti (anche su linkedin), le tv e le radio, applaudivano alle “geniali” e “strabilianti” iniziative degli Open Day per i giovani.

Trattati come idioti, imboniti con slogan insensati, tutti si spingevano a supportare le magnificenze di queste trovate. Ovviamente senza interrogarsi se, e in che modo, i nostri figli, i nostri nipoti, i ragazzi di tutti, fossero stati ampiamente informati su rischi e benefici, su quali erano le reali caratteristiche del vaccino. Non importa, tanto “a me non succederà mai niente”, tipica frase italiota che ti assolve da tutto e tutti.

Sospinti da false promesse come: tornerete a viaggiare liberi – potrete andare nei pub come prima con gli amici etc. etc., questi “imbonitori” da paese hanno spinto i nostri giovani in un'unica direzione, con una sola informazione, con un solo mantra nella testa: “Vaccinatevi e riavrete la vita di prima”.

Nessuno però ha spiegato loro che “la vita di prima” per qualcuno, poteva diventare la vita prima di questa vita, cioè, il buio della vita eterna.

A questo proposito, un ultimo fatto grave è avvenuto al giocatore della Danimarca Christian Eriksen. Io non so se, come si vocifera, si fosse vaccinato qualche giorno prima e se questa sia la causa o una concausa del malore. Ma se non fosse così, lo staff medico della Danimarca, lo staff medico dell’Inter o il suo AD, dovrebbero indire una conferenza stampa in diretta e presentare le prove della non avvenuta vaccinazione di Eriksen rassicurando tifosi, giocatori e la popolazione intera. Specie in questo momento difficile per tutti. Perché solo così si fa informazione pluralista e si informano le persone su quello che realmente è accaduto. Vero, per la cosiddetta privacy, il diritto del giocatore a non divulgare nessuna notizia in merito è sacrosanto e, ovviamente, lo difendo. Ma se fosse vera l’ipotesi di una correlazione con la sua ipotetica vaccinazione e il malore che lo ha colto, questa andrebbe divulgata e presentata alla gente, per ricordare a tutti che ci sono i benefici, ma anche dei grandi rischi. Invece anche qui le solite mezze misure, mezze smentite, prese di posizione, minacce di querele ma niente di fatto. Un modo terribile di fare informazione.

Da tempo, molta parte di popolazione, molti scienziati e medici, avvertono di come si stia dando una “falsa” versione di questa pandemia. Soltanto ora, in America si stanno sbugiardando con reali prove, personaggi come Fauci e si apprende dalle mail di questo influente personaggio come in Italia i numeri dei malati di Covid sia stato gonfiato ad arte con percentuali addirittura superiori al 50%. Da noi si ascoltano ridicoli pseudo-virologi televisivi, che asseriscono con tesi strampalate la bontà di una cosa rispetto ad un’altra. Non si invitano per confronti scienziati o medici che hanno una visione opposta anzi, li si riduce al silenzio. In certe trasmissioni a sorpresa, qualche ospite che asserisce il contrario, viene zittito o cacciato. Questo metodo nazista non garantisce a nessuno una libera interpretazione dei fatti, basata su una reale conoscenza di tutti gli elementi a disposizione.

Una volta alla tv, durante le elezioni, c’era una trasmissione che metteva a confronto i vari leader politici e dava ad ognuno di loro libertà di esprimere il proprio pensiero, nello stesso modo e con gli stessi tempi. Si chiamava Tribuna politica e il suo conduttore, Jader Jacobelli, distribuiva tempi e domande in modo eguale per tutti.

Insomma, al punto in cui siamo, sono sicuro di una cosa sola. Tutti dovremmo batterci per avere un’informazione chiara, ampia e pluralista. Altrimenti i prossimi potremmo essere noi, i nostri figli o i nostri nipoti e tutti saremo complici di questa “Cronaca di una morte annunciata”.

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