The Edge

La spiaggia è sicuramente l’ultimo baluardo, la linea di confine, il “The Edge”, che divide il mondo irreale, quello in cui viviamo, e quello reale, quello che c’è sempre stato e sempre ci sarà.

Nel mondo irreale viviamo una vita irreale. Ci sopravanziamo, ci insultiamo, ci dibattiamo dal mattino alla sera, chi alla ricerca di un lavoro che non trova, chi in un lavoro che è diventato la sua personale vita irreale, chi nell’aggirare furbescamente le leggi che oggi ci hanno recluso togliendoci parte delle nostre libertà, chi prevaricando la vita degli altri, etc etc. Insomma, nel mondo irreale viviamo tutti con uno scopo solo: fare quattro soldi per poter ingurgitare a casa, al bar o i più fortunati al ristorante, quattro carboidrati che ti permettano di avere le forze il giorno dopo, di ricominciare a lavorare, o cercare lavoro, prevaricare, insultare etc. 

Lo so è uno spaccato drammatico della nostra società ma, in larga parte, è la verità. Ognuno di noi ha una macchina in seconda fila, ognuno di noi ha fatto qualche soldo in “nero”, ognuno di noi ha scavalcato una coda o roba simile, perché:”Se non fai così non si può vivere. Non si può andare avanti”. Che dire, forse la vera ragione per cui facciamo tutto questo è che tutti noi cerchiamo di sopravvivere e allontanare quanto più possibile il momento del trapasso. 

Ho visto un’intervista ad Anthony Hopkins, il noto attore britannico, al quale chiedono se abbia dei rimpianti. “Non ho nessun rimpianto” risponde lui, “e non ho tempo per avere rimpianti. Il passato è andato e non c’è tempo per pensarci sopra o rivangare gli errori fatti. C’è solo il tempo di pensare a quello che siamo ora in questo momento”. Direi niente da eccepire. Passiamo la nostra vita a contemplare gli errori del passato, dal quale non abbiamo imparato niente, e ci trasciniamo nel presente che diventa subito passato senza transitare dal futuro, ripetendo meccanicamente gesti che facciamo da tempo, nella speranza che qualche cosa accada e cambi questo rituale ordinario.

Il Mahatma Gandhi diceva: Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.

Probabilmente, non siamo interessati a nessun cambiamento e, non facendo niente, non succederà niente. 

Al di là di questo Edge, oltre la spiaggia, invece, tutto è permesso. Gambe all’aria, uomini sfatti in mutande, bellezze da copertina seminude, bomboloni, cani, commercio di braccialetti, teli mare, paste al forno, angurie, racchettoni, pelli bianche, nere, abbronzate o bruciate dal sole. Di tutto e di più. Oltre a questo variopinto mondo, che se siete stati su una spiaggia sapete essere molto peggio di quello che ho descritto, c’è il mondo dei barconi, dei trafficanti di corpi, di armi, di droga e via dicendo. C’è il mondo dei morti in mare, degli spari tra vedette e barche di questo o quel paese. Ci sono le coste del nostro paese ormai coperte dal sangue di migliaia di cadaveri di poveretti, che loro - sì - sfidano la morte per sfuggire alla morte certa e alla fame nel loro paese. Qualcuno dirà: “tutti delinquenti che dobbiamo sostenere e che poi rubano e stuprano le nostre ragazze!”. Non sono tutti così e lo sappiamo bene. Nella massa delle persone che arrivano, come nella massa di persone che si assiepano sugli spalti di uno stadio per vedere un evento sportivo, ci sono le persone per bene, che scappano dalla guerra e dalla fame, che si siedono educatamente e si godono la partita della loro squadra del cuore e i delinquenti, i criminali e anche gli assassini che, guarda caso, riescono quasi sempre a farla franca e a compiere i loro misfatti. Non voglio fare nessuna morale e, onestamente, non ne ho la statura letterale, ma mi sono sempre chiesto: com’è possibile che si passi da una parte all’altra di questo confine sottile e invisibile, con la stessa facilità con cui chiudiamo gli occhi la sera e ci addormentiamo? Non ho una risposta certa, l’unica cosa che mi viene in mente è che siamo tutti una massa di disperati, che camminiamo tutti verso una linea di arrivo certa e che abbiamo tutti perso la capacità di godere e bearci delle bellezze di questo viaggio seppur breve, che abbiamo chiamato vita. Ma la cosa più triste è che, nel viaggio, sorpassiamo, calpestiamo e guardiamo quasi compiacenti coloro che cascano a terra, pur di arrivare. Siamo a nostra volta calpestati, spogliati della nostra dignità, prevaricati e oppressi.

Tuuti a correre, senza sapere che una volta arrivati, saremo davvero sul The Edge, ma oltre quel confine non torneremo mai più indietro. Per un tempo infinito.

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