La Generazione che non c'è più

Qualche giorno fa mi sono riascoltato We are the world e Do they know it’s Christmas. Molti, che non sono ancora arrivati ai quarant’anni, non sanno di che cosa io stia parlando. “Usa for Africa”, insieme ai “Band Aid”, sono stati la più grande mobilitazione del mondo musicale a favore dei poveri. Sì, dei poveri del terzo mondo in particolare. Ha avuto il merito di sollevare un problema enorme e di unire, e coinvolgere, tutte le generazioni di quell’epoca e inchiodare al televisore, per un concerto irripetibile durato ore, miliardi di persone. Proprio miliardi di persone.

Miliardi di persone che, insieme a tutta quella generazione di Artisti, aveva teso una mano, aveva speso una lacrima per tutta quella parte del mondo, la maggioranza dell’umanità che non aveva e non ha tutt’ora niente da mangiare, nessuna ragione per vivere.

Un’umanità che non ha notti per sognare, che non ha un presente per poter costruire un futuro. Un’umanità che non ha un alito di vita.

Decine di Artisti, insieme a miliardi di persone, fecero sentire la loro voce e portarono alla luce un problema di povertà che, fino ad allora, si faceva tutti finta che non esistesse.

Non sto ad elencare la moltitudine di Artisti che prese parte al progetto Live Aid. Erano nomi incredibili che non si sono replicati. Erano personaggi capaci di sollevare davvero le masse e di muoverle per un ideale. I Band Aid videro la luce nel natale del 1984, Usa for Africa a Gennaio del 1985. Il concerto, che mise il sigillo su tutta quella mobilitazione, fu tenuto in contemporanea al Wembley Stadium di Londra e al JFK Stadium di Philadelphia negli Stati Uniti e si tenne nel Luglio del 1985. Segnò il punto più alto artisticamente, umanamente e socialmente, dal dopoguerra ad oggi. Lo slogan, che aveva unito tutti, era di una semplicità disarmante ma di una forza comunicativa esplosiva: Feed the Worl - Sfamiamo il mondo.

Il 1984 era stato un anno pieno di incredibili novità. La Apple lanciava il Macintosh, Springsteen pubblicava “Born in the USA”, al cinema debuttava C’era una volta in America e da noi?

Da noi, il 23 di Dicembre di quell’anno, erano da poco passate le 19 e il Rapido 904 - partito da Napoli e diretto a Milano - ha davanti a sé la grande galleria dell'Appennino che con i suoi 18 km collega Bologna a Firenze. A bordo, circa 300 passeggeri. Rientravano tutti a casa per le festività natalizie. Dopo aver percorso circa 8 km di galleria, in località San Benedetto Val di Sambro, si avverte un tremendo boato e, in una frazione di secondo, il convoglio si trasforma in un infernale trappola di fiamme e schegge di vetro impazzite. Da noi, in quell’anno incredibile, si consumava la Strage dell’Italicus.

Questo Back to the past, parafrasando al contrario il più noto film Back to the future, mi ha fatto pensare a come eravamo. Come erano tutte le persone allora. Come si era solidali, come davvero eravamo sicuri che tutto sarebbe andato bene. Ci si trovava a casa di amici, nei locali, e non c’erano i cellulari. Si andava e basta. C’era sempre una porta aperta, un piatto per chiunque arrivasse, qualcosa da bere che qualcuno più fortunato ti offriva senza chiedere niente in cambio. Molti di noi non erano ricchi. Molti di noi non vivevano vite da “nababbi”, ma eravamo felici e si condivideva tutto. Forse eravamo solo giovani. Forse no. Forse erano anni e generazioni diverse. Facevamo però tutti parte di una sola generazione. Non aveva importanza quanti anni avevi, cosa facevi. Eravamo una sola generazione e ci sentivamo tutti vicini e quegli Artisti, sicuramente più dotati di tutti noi, riuscivano a mettere in musica le nostre emozioni. Live Aid colpì tutti al cuore con un boato potente ma, come diceva il grande Bob Marley, Il bello della musica è che quando ti colpisce non senti dolore.

Abbiamo immaginato per anni un mondo diverso e, in parte, siamo anche riusciti a costruirlo. Molte delle libere scelte che oggi si possono fare senza pensare, anche se sono diventate routine, sono frutto di quelle generazioni. Molti di noi, sul campo di quelle conquiste, sono rimasti. Ragazzi e ragazze giovani di 19, 20 anni, che sono usciti una mattina pieni di ideali, di speranze, con una sola forza nel cuore. La forza che ti dà la voglia di libertà e la sicurezza di poter cambiare le cose. 

Così, dopo questo déjà vu, mi sono ritrovato a pensare che in questo periodo, oggi, adesso, non c’è stato un solo Artista, un solo personaggio che abbia radunato le folle, che si sia schierato, che abbia teso una mano, che abbia costruito un movimento, che abbia unito tutti. Sono spariti tutti. C’è un termine in inglese che rende l’idea, di come si possa sparire in modo triste, in modo definitivo: fade away.

Non che nessuno di loro fosse obbligato a fare niente. Non ci sono regole a questo proposito. Ma quella generazione Artistica, oggi, avrebbe trovato la forza di unire di nuovo le persone. Di non farle sentire sole, abbandonate nella paura e senza futuro. Qui da noi come nel resto del mondo.

Il problema è che quella generazione non c’è più. Ma anche noi non ci siamo più.

Siamo impauriti, terrorizzati e, di conseguenza, accettiamo tutto pur di poterci chiudere nelle nostre case convinti di essere salvi e di vivere. Convinti di essere liberi. Ma la cosa che ha definitivamente interrotto la “favola” che si stava vivendo è che improvvisamente la morte ci è piombata addosso. Abbiamo scoperto tutti che si muore. Che questa cosa che chiamiamo vita ha una fine e, siccome nessuno è mai tornato dall’aldilà, oggi, non siamo neanche più così tanto sicuri che esista. Siamo soli, sperduti in un immenso nulla di cui non riconosciamo più i contorni e che ci ha tolto anche le ultime sicurezze e le ultime illusioni.

Sì quella generazione non c’è più, ma anche noi non ci siamo più. Francesco Guccini, uno di quella generazione, scriveva molti anni fa:

“Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta

Ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta”.

Non c’è più nessuno che abbia una capacità critica, analitica, che abbia nel suo patrimonio cognitivo due parole, due sole parole in grado di contrastare l’immensa spazzatura mediatica che ogni giorno ci piove addosso. Nessuno che sia più in grado di tirar fuori dalla tasca un briciolo di coraggio, di amor proprio, per opporsi a tutte le stupide decisioni liberticide e assolutamente sbagliate che da anni, non solo oggi, ci vengono imposte dai nostri governanti o chi per loro.

Non siamo in grado di protestare insieme più per niente. Non siamo più in grado di organizzare una comune protesta. Certo, se la nostra squadra del cuore vince una qualunque cosa siamo in grado di riversare nelle piazze migliaia di persone per festeggiare. Per festeggiare, ma non per protestare. Nelson Mandela diceva: “Nella vita di qualunque nazione viene sempre il momento in cui restano solo due opzioni: arrendersi o combattere”.

Ecco, noi non è che ci siamo proprio arresi, è che non ci va tanto di combattere. Ormai, per la maggior parte di noi, va tutto bene anche se invece sta andando tutto male. Ci siamo abituati e, come in tutte le cose, quando si fa un passo avanti, indietro… non si torna più.

Così siamo qui, chiusi soli nelle nostre case in attesa di riavere la nostra libertà.

Già… la libertà…

Giorgio Gaber scriveva nel lontano 1973:

“La libertà non è star sopra un albero

Non è neanche avere un'opinione

La libertà non è uno spazio libero

Libertà è partecipazione”

Quella partecipazione che ci siamo scordati, quel senso di collettività che non ci appartiene più, quella generosità disinteressata che non abbiamo più. Così, siamo tutti ad aspettare che qualcuno faccia qualche cosa che ci riunisca, che ci prenda per mano, che ci ridia i nostri sogni, che ci riporti il senso di collettività, la voglia di vivere, il coraggio di lottare insieme e insieme camminare in questo viaggio che chiamiamo vita. Siamo tutti in attesa di Godot, come i due vagabondi di Beckett. Aspettiamo con impazienza un nuovo Live Aid che ci trascini fuori da questa nebbia infinita.

Ma è tutto inutile, quella Generazione non c’è più.




Per chi volesse vedere i video relativi ecco i link:

Band Aid – Do they know it’s Christmas: https://youtu.be/bjQzJAKxTrE

Usa for Africa – We are the World: https://youtu.be/s3wNuru4U0I

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