Galli da combattimento

Il gallo, in sé, non è un animale che mi è mai stato particolarmente simpatico. Appartengo a quella generazione che ha ancora avuto la fortuna di avere cugini, nonni e parenti con una cascina in campagna. Insomma contadini che si levavano alle 5 di mattina e andavano nei campi a lavorare. L’aia era piena di animali tra i quali, appunto, il gallo. Il gallo, generalmente unico esemplare della fattoria, si aggirava tronfio e sicuro di sé e ogni tanto intonava il suo canto. Si perché già qui, nel verso che ogni animale emette, si intravedevano distanze e gerarchie di una specie che aveva, o credeva di avere, la supremazia sui suoi simili. La gallina chioccia, il pulcino pigola, le oche starnazzano, il gallo… canta. Ricordo che lo odiavo. Ogni mattina, quando mi capitava di passare qualche giorno dai lontani cugini nelle campagne delle Langhe, questo essere insulso alle 5 di mattina mi svegliava con il suo canto. Zampettava sicuro tra quelle che credeva essere le sue (di proprietà) galline e dominava il territorio. Con il passare del tempo, ho scoperto che se ti avvicini a un gallo e batti il piede per terra lui, con tutto il suo bagaglio di presunzione, sicurezze e trionfalismi, sbatte quelle deboli alucce e scappa. Un pusillanime in fondo. Io preferivo le galline. Si lo so la battuta viene facile. Negli ultimi tempi mi sono chiesto cosa succederebbe dei galli, se le galline scoprissero anche loro la fecondazione artificiale. Loro, gli esseri che si credono superiori, che pensano di avere il potere inoculato per via divina, scomparirebbero dimenticati da tutto e tutti. 

I galli combattono tra di loro o meglio, vengono fatti combattere tra loro. Perché sono irascibili, vogliono dominare, essere i primi della classe. Il combattimento tra i galli si perde in tempi imperscrutabili. L’Enciclopedia Britannica ne fa risalire le origini all’antica Persia, alla Cina e altri paesi asiatici. Ma era popolare anche nell’antica Roma e nella Grecia. Il combattimento funziona più o meno così: vengono messi in un’arena piccola e rotonda due galli, che si affrontano per dimostrare la propria supremazia dandosele di santa ragione sino a quando uno dei due non stramazza a terra stecchito. Nella storia che a scuola ti insegnano, i Galli che ricordo erano quelli di Vercingetorige. Anche lui affrontò in battaglia un altro gallo da combattimento, tale Giulio Cesare, militare, politico, senatore etc. etc. che lo sconfisse e lo rinchiuse in carcere a Roma dove venne strangolato.

Ora, non che io sia un grande appassionato della storia dei Galli come animali o come popolo ma, nell’ultima settimana, abbiamo assistito ad un ritorno a queste antiche pratiche belliche, che hanno visto protagonisti molti galli belligeranti, che popolano il nostro paese.

In assoluto ne ricordo tre: il primo, per sua sfortuna, del gallo non ha solo la presunzione, la spocchia e la superbia, ma anche un nome che ne moltiplica al plurale la boria: Massimo Galli. Il secondo belligerante in campo è Walter Ricciardi e il terzo Andrea Crisanti. Tre personaggi che vivevano, per la fortuna delle generazioni passate, in una buia stanzetta con qualche alambicco e consumavano frugali pasti in solitudine. Ogni tanto, si permettevano qualche passaggio in corsia d’ospedale, orgogliosi e tracotanti, dando istruzioni e dispensando sorrisi ai pazienti. Niente di che, una normale vita che scorreva in una miserrima routine che niente aveva a che vedere con le assordanti urla, le attenzioni e il protagonismo delle arene da combattimento. Però ecco che il destino, davvero bizzarro, trasforma in poco più di un mese la loro non-vita, in una vita piena di attenzioni, di urla, di flash, articoli sui giornali e telecamere delle tv. Un vero colpo di fortuna. Così da quel momento, ogni giorno che passa, a noi animali della fattoria ci è riservato lo spettacolo del gallo di turno che, “cantando” nel centro del cortile, ancora più furente e imbestialito per una vita di anonimato, dispensa strali di morte e distruzione della razza umana.Come veri galli da combattimento, si affrontano smentendosi gli uni con gli altri, smentendo sé stessi, sostenendo sino alla morte una loro tesi, salvo poi sfatarla il giorno dopo.

Insomma uno spettacolo indecoroso, pericoloso e allarmante.

La cosa che mi colpisce di più in tutta questa delirante bagarre di questi continui coup de théâtre, è l’assurda predisposizione, di questa immensa aia brulicante di animali che chiamiamo Italia, a credere a qualunque imbonitore che predica la fine del pianeta, e non prestare invece nessun orecchio alle smentite, alle voci ben più autorevoli di coloro che dichiarano non solo che non moriremo tutti (almeno di questo virus), ma che esiste un normale ritorno ad una vita normale.

Preoccupante è anche il continuo servilismo dei media e dei giornalisti che, pur di fare audience e terrorismo, invitano questi “animali” da combattimento nelle loro arene, facendoli scontrare l’un l’altro. Fanno a gara per avere anche solo un loro parere radiofonico, un loro strale su “varianti” virologiche che provengono da galassie e pianeti mai sentiti nominare e tutti, proprio tutti gli animali della fattoria, asseriscono inebetiti davanti alla tv o alla radio e si richiudono nelle loro celle in muratura, come se un “virus” qualunque, davanti a queste cattedrali di mattoni e cemento, perdesse la sua forza e desistesse dall’attaccare gli animali dentro rinchiusi.

Sembra davvero un paradosso, e a raccontarlo ad un viaggiatore di un altro pianeta sarebbe difficile da spiegare, ma tutta questa voglia di catastrofismo, questa voglia di terrore, di morte, di paura di vivere, deve pur avere una spiegazione che abbia un senso. Perché mai, quando il fattore esce nell’aia e acchiappa la prima gallina per tirargli il collo, le altre dovrebbero fare a gara per sostituirla e farsi tirare il collo al suo posto? Eppure, questa strana fattoria che chiamiamo Italia, pare ormai popolata da animali che fanno a gara per condividere terrore, notizie catastrofiste e quanto di peggio si possa veicolare. Neanche davanti all’evidenza che neghi certe affermazioni di questi galli da combattimento, davanti a smentite dei loro stessi fattori, la gente si ravvede e si quieta e tranquillizza. Chi urla più forte, chi sparge più terrore, chi dipinge il futuro più nero, vince. Tutto il resto, il contrario, viene derubricato come falso, ingannevole e chi lo professa un bugiardo e oggi, molto di moda, viene chiamato negazionista.

Mentre scrivo, leggo di un ingegnere che cita in tribunale il Dott. Massimo Galli per: Procurato allarme. Diffonde falsità turbando l’ordine pubblico.

https://stopcensura.online/ingegnere-querela-galli-per-procurato-allarme-diffonde-falsita-turbando-lordine-pubblico/

Curioso come si sia dovuto aspettare che un ingegnere, categoria che ho sempre visto come rigorosa, attenta più ai calcoli che alla vita giornaliera, immagino ormai stanco e nauseato da questi galli da combattimento e dalle loro false verità, abbia preso la decisione di denunciare il Dott. Massimo Galli, peraltro già smentito dal suo stesso datore di lavoro, cioè la direzione sanitaria dell’ospedale in cui lavora.

https://www.huffingtonpost.it/entry/lospedale-sacco-smentisce-galli-non-abbiamo-reparti-invasi-da-varianti_it_602e218dc5b673b19b661cd3

Lui però, il gallo da combattimento, malgrado l’evidenza da più parti confermata, non cede. Lancia nuovi strali, paventa nuovi ordigni di fine mondo e spera nella totale estinzione. “Dei miei dati sono certo! Vedrete tra una settimana!”.

Crisanti, invidioso della notorietà dei suoi amici/rivali, giorni fa ha chiesto un nuovo lock down totale. Una chiusura definitiva di tutte le anime della fattoria, in bunker di cemento autosufficienti, da dove non mettere il becco fuori prima di un mese. Paventa “varianti” di ogni tipo, provenienti da paesi, stati e galassie che ci ucciderebbero al primo contatto. E tutti gli animali della fattoria, impauriti e pietrificati, ci credono e urlano contro chi non ci crede, o non si attiene alle regole. Si arriva a situazioni estreme come la signorina che, starnutendo su di un treno, viene obbligata a scendere al grido di: Voi neri ci portate il covid! La ragazza ovviamente era di colore, come Naomi Campbell, Halle Berry, Aretha Franklin e moltissime altre donne di colore, che hanno fatto la storia di questo pianeta. Ma si sa, spargete il terrore, mischiatelo con l’ignoranza, e la rabbia farà il resto.

Ricciardi, invece, chiede addirittura al Governo un lock down totale. “La strategia adottata sino ad ora, non ha funzionato!” Non per cercare il pelo nell’uovo, ma lui in tutto questo tempo dove era? Insomma un altro che chiede al fattore di bonificare definitivamente la fattoria e tutti gli animali in essa contenuti.

Evidente, ormai, come questi anziani galli da combattimento si prevarichino in una sorta di lotta al protagonismo e a chi le spara più terrorizzanti e spaventose. Gli animali della fattoria, intanto, hanno sempre più fame, si ammalano delle normali malattie di cui si ammalano da anni, soltanto che ora il fattore non ha più tempo per curarli. Preso da varianti, nuove chiusure, nuove tonalità di colori e nuove frasi ad effetto, non si accorge che i suoi animali piano piano si stanno estinguendo, ma non per il Covid-19. Muoiono per fame, paura, stanchezza psichica, noia, mancanza di divertimento, di nuovi amori, nuove relazioni, nuove amicizie che non sono più permesse. Muoiono per mancanza di socializzazione e di speranza nel futuro.

Un proverbio cinese recita: Se vuoi essere un uomo buono, chiedi consiglio a tre uomini anziani.

Dubito che i cinesi avessero mai incontrato Galli, Crisanti e Ricciardi.

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