La libertà

Qualche giorno fa mi chiama un caro amico. Una persona molto importante nel mondo dell’Arte e della Moda. Un Artista vero. Mi dice che legge regolarmente i miei articoli su Linkedln, che li trova calzanti, scritti bene e appropriati, ma trova che quello che ne viene fuori è che io sia molto “incazzato” con il mondo e che, forse, dovrei abbassare i toni. In effetti gli dico non hai torto; sono molto arrabbiato. Io non sono Politically Correct e l’Arte, per principio, non lo è.

Parto da questa critica/discussione con questo mio amico, per scrivere l’articolo di oggi.

Penso spesso a mio padre. Non c’è più da molti anni eppure, ancora oggi, regolarmente penso a lui. Un eroe della guerra partigiana, non di quelli con le foto patinate sui giornali e poi inseriti perfettamente nel sistema. Uno di quelli che non ha mai raccontato cos’è stata la guerra, com’è andata, se aveva paura e, soprattutto, se aveva mai ucciso qualcuno. Aveva 20 anni. Non aveva social, televisione, giornali ma, l’otto settembre del ’43, capì che qualche cosa non funzionava. Capì che non sarebbe andato “tutto bene”. Si unì alle forze partigiane, tutti ragazzi come lui e, insieme, scelsero di combattere il nemico: i tedeschi, il nazismo e di riprendersi la propria libertà.

Combattevano per una cosa che avevano perso, una cosa alla quale nessun essere umano può rinunciare: la libertà. Così, malgrado i divieti e il pericolo di perdere la vita, si ritrovarono, si strinsero in abbracci, prepararono piani di attacco, si organizzarono tra loro. Chi nelle vicinanze, chi lontano, chi ancora più lontano. Combatterono sino alla fine e molti di loro morirono o furono deportati nei lager, dove persero la vita. Non avevano paura oppure l’avevano, ma sapevano di combattere per un bene che nessuno può portare via a un essere umano: la libertà.

Se ne è andato soffrendo, senza raccontare niente, senza un lamento, senza una parola e, forse, senza paura ma soprattutto... da uomo libero.

Apro le finestre di casa, guardo fuori. Sono contento che mio padre non ci sia più. Non avrebbe resistito a vedere un paese, il paese per il quale aveva lottato, piegarsi così al furto della propria libertà, assecondando in tutto e per tutto i diktat del nostro governo.

Da mesi indossiamo mascherine, rispettiamo distanze di sicurezza, ci chiudiamo in casa, chiudiamo i ristoranti, i bar, i pub, ci allontaniamo sempre più, non viaggiamo più, non ci tocchiamo più, non ci parliamo più. Tutto inutile. Ora ci vacciniamo, cerchiamo di dare un senso a questo futuro, affidandoci ad una siringa, convinti che tutto tornerà come prima. Tutto inutile anche questo, perché già ce lo hanno detto, niente sarà più come prima. Non torneremo alla vita di prima.

Saremo un intero paese che ha il diritto di votare, ma passa la sua vita a delegare e che, nel farsi comandare, ha trovato la sua nuova libertà. (Cit. G.Gaber)

In Cina, Jack Ma è sparito. Il potente proprietario di Alibaba, che aveva criticato fortemente il sistema bancario Cinese e il governo, e per questo è stato indagato, è scomparso dalla vita quotidiana. Il governo ha dato indicazione ai media di «rispettare con rigidità» la linea ufficiale sull’indagine antitrust e di «non fare cambiamenti né proporre analisi più approfondite senza permesso»; inoltre, ha vietato di «pubblicare, condividere o citare i media stranieri» qualora le dichiarazioni dell’azienda dovessero «andare contro la posizione ufficiale». (Il Post 8 gennaio 2021)

In America, Twitter, Facebook e Instagram hanno bannato Donald Trump, chiudendogli gli account. Non sono un fan di Trump, ma la manovra che sta dietro a queste chiusure è inquietante. Per chiudergli gli account, hanno dovuto fare una modifica al regolamento, introducendo nuove norme e, quindi, buttarlo fuori. Vediamola in prospettiva così: domani tu hai un bel conto bancario digitale con tanto di moneta digitale (il governo italiano sta spingendo in questa direzione anche con lotterie, incentivi, spot televisivi etc) e, per un qualsiasi motivo, con un click ti chiudono la possibilità di accedere a quei pochi soldi che hai e di pagare le cose che devi pagare e/o comprarti da mangiare. Ti piacerebbe? Beh dirai, Trump se l’è meritato e poi a me... non succederà mai. Già, proprio come il cancro o l’epatite etc, che becca sempre gli altri ma non becca me.

La parola libertà, spesso abusata e incompresa nel suo radicale significato, assume oggi forme e connotazioni differenti e, per motivi di economie mondiali e globalizzazione, se ne è perso il vero significato culturale e politico. Giorgio Gaber, in una delle sue canzoni migliori, ne riassume in due righe il vero significato, associandolo alla creazione dell’uomo:

Voglio essere libero, libero come un uomo - Vorrei essere libero come un uomo. (La libertà 1972)

Ora in questi ultimi giorni si assiste, in più parti del paese e del mondo, a moti spontanei, a raggruppamenti di persone che, in modo magari disordinato, improvvisato e poco organizzato, scendono in piazza per chiedere che gli sia resa la propria libertà. Ci sono esempi di medici e personale medico che rifiuta il vaccino, gestori di pub e bar che contravvenendo alle regole, tengono aperto anche dopo gli orari imposti, piccoli gruppi che si ritrovano a protestare, stanno vicini, cercano di riconquistare una loro socialità, di abbattere le distanze, di riprendersi un ruolo da protagonisti. Insomma, riprendersi la propria libertà qualunque sia il suo significato.

Cito direttamente dalla Treccani: libertà (ant. libertate e libertade) s. f. [dal lat. libertas -atis]. – 1. a. L’esser libero, lo stato di chi è libero: amo la mia l.; non posso rinunciare alla mia l.; Lva cercandoch’è sì caraCome sa chi per lei vita rifiuta (Dante); se si riducono i margini della scelta individuale, aumenta il gusto della l. (Eraldo Affinati); la ldell’uomodell’individuo (e per estens., la ldell’artedell’artista).

Viene chiara l’idea che dovunque si parli di libertà, si parli dell’essere umano. Un titolo sul sito ufficiale del Governo Italiano (http://www.governo.it/it/coronavirus-misure-del-governo) ammonisce: Se ami l’Italia, mantieni la distanza. A me questa frase, che trovo terribile, fa venire in mente la parabola di Schopenhauer nota come: Il dilemma del porcospino. Il tormento di ognuno di noi, nel trovare un equilibrio interiore ed emotivo tra l’esigenza di autonomia personale e quella di costruire relazioni e legami, oggi è stato superato/risolto, da un imperativo, un ordine governativo, al quale ci siamo assoggettati senza porci domande. Per paura di morire, ci siamo chiusi in casa per combattere un nemico o pseudo tale invisibile, sconosciuto ai più, contro il quale, non avendo nozioni specifiche in materia, abbiamo opposto la caduta delle nostre più elementari libertà, nascondendoci, distanziandoci dalle persone care e dagli altri, sospettandoli spesso di essere untori o veicoli di un possibile contagio e quindi di un coinvolgimento in una malattia terribile che ci avrebbe portato alla morte.

Se era un disegno globale (qualcuno lo pensa) per eliminare parte di una popolazione che oggi conta circa 7.8 miliardi di persone, direi che è miseramente fallito. Senza nulla togliere al dolore personale della perdita di una persona cara, ad oggi siamo intorno a 1.8 milioni di morti sul pianeta terra e ovviamente non tutti di Covid. Da questo punto di vista, un assoluto flop. C’è un sito che consiglio di visitare, https://www.worldometers.info/it/ che scandisce, secondo per secondo, in modo veramente impressionante, i numeri del nostro pianeta. Impressionante la colonna che riguarda la salute. A questi numeri ne manca uno che immagino, oggi, sia molto vicino al numero della popolazione mondiale: il numero delle persone colpite dalla paura di questo virus e quindi delle persone che hanno smesso di vivere, si sono allontanati dagli altri, si sono chiuse in casa, hanno rinunciato alla propria libertà. Abbiamo infranto un principio fondamentale della vita umana che è la socialità, distanziandoci e ritenendo così di essere al sicuro, di essere volontariamente partecipi della salvaguardia della nostra specie e citando la libertà personale, come una cosa che non deve andare a discapito della comunità. Esopo diceva: È facile essere coraggiosi a distanza di sicurezza.

 Sì, ha ragione il mio amico, sono molto arrabbiato con tutti. Sono arrabbiato con il non rispondere a queste privazioni, con il non farsi domande, con l’accettare tutto senza stupirsi, senza proposte diverse, senza avere un piano o qualche indicazione di quello che stiamo facendo e di dove arriveremo. Sono arrabbiato perché non abbiamo risposte. Sono arrabbiato, perché abbiamo perso la libertà di decidere di cosa avere paura e di come combattere. Sono arrabbiato, perché qualunque cosa sia non la combatteremo stando chiusi in casa, allontanandoci dagli altri, in una sorta di misantropia collettiva indotta e guidata.

La libertà non è star sopra un albero - Non è neanche un gesto o un'invenzione

La libertà non è uno spazio libero - Libertà è partecipazione (G.Gaber 1972)

 E tornando a citare i poeti, che da sempre sono visionari e che abbiamo costantemente ignorato, ma che ci hanno sempre indicato, con largo anticipo i fatti, gli eventi e il giudizio finale, F. Battiato scriveva nel 1980:

La fantasia dei popoli che è giunta fino a noi

Non viene dalle stelle

Alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena

Potete stare a galla

E non è colpa mia se esistono carnefici

Se esiste l'imbecillità

Se le panchine sono piene di gente che sta male

 Sì, sono arrabbiato e mi auguro che ognuno di voi lo sia, credente o miscredente, cattolico o no, assoggettato o no a questa nuova vita. Spero che tutti siate arrabbiati, perché abbiamo perso la libertà di decidere e, quindi, di scegliere.

Commenti

Post popolari in questo blog

La Sindrome di Stoccolma

Tutti morimmo a stento

L'Italia non c'è più