L'Italia e l'invisibile Mattarella

Scorrendo gli ultimi mesi, sembra evidente come ci si sia ormai accorti dell’assenza del Presidente Mattarella. Il “nostro” numero Uno, che soprassiede a tutto e che in modo super partes dovrebbe agire, firmare, decidere e parlare con i suoi cittadini è sparito. Si è dissolto nel nulla e negli errori di un esecutivo e di un paese che non sa più che pesci pigliare.

Eppure il nostro numero Uno dovrebbe essere sempre dalla parte del suo popolo, dovrebbe confortarlo, aiutarlo, sollevarlo in momenti così delicati. Ma il nostro Presidente Mattarella è sparito. Lui è il numero da cui parte tutto: il numero 1. Ora un numero da cui parte tutto si deve sentire sicuramente responsabile, magari troppo, e forse qui si spiega l’assenza della sua figura. In questo momento la pressione nel paese è alta, la tensione sociale comincia a far valere le sue ragioni, le decisioni del suo esecutivo sono sempre più improntate sull’improvvisazione, sul mettersi “nelle mani di Dio”, da buon paese cattolico.

Immagino che il Presidente in questi giorni, nella solitudine della sua stanza al Quirinale, stia mischiando il ricordo di alcuni numeri importanti della sua vita: la sua data di nascita, l’assassinio di suo fratello Piersanti da parte della Mafia e la sua elezione a Presidente della Repubblica, con due numeri terribili. Più ci avviciniamo al termine di questi 365 giorni, più credo cresca in lui l’incubo di due numeri: il 20 e il 30. Due numeri che, separati da una piccola minuscola virgola, danno l’orario dell’inizio del suo Discorso di Fine Anno a reti unificate.

Ora onestamente non ho idea di che cosa ci dirà il nostro numero 1, cioè il Presidente della nostra Repubblica Sergio Mattarella, ma forse in un paese ormai stanco, avvilito, diviso e pieno di inutili numeri che ci illuminano solo su decessi, malati, sovraffollamento etc, ma con precisione assoluta, non ci mettono al corrente di vivi, guariti, sani e posti vuoti, ci piacerebbe sentire che il nostro Presidente ci incoraggi, si sieda in mezzo a noi. Parli la nostra lingua, ci aiuti con la sua vicinanza e le sue parole a restare in piedi, ad andare avanti, e ci indichi con fermezza un cammino da percorrere dove intravedere una piccola luce. Ci piacerebbe sentire e sapere che anche il nostro paese ha un padre che gli vuole bene, che gli sta vicino, che è giusto, retto e che non si sottrae alle sue responsabilità e non sparisce nel nulla lasciandoci soli in mezzo al buio totale.

Attendiamo con ansia il discorso di fine anno che ci mostrerà nuovamente il nostro Presidente e che ci confermerà che lui non è mai andato via, che è sempre lì a vegliare su di noi, a bacchettare il suo Parlamento quando mai facesse Leggi o Decreti lontani dalla volontà popolare, che vanno contro i principi di libertà e democrazia così duramente conquistati e dimenticati in pochi anni.

Un discorso che ridia valore al lavoro, ai giovani, alla scuola, alla cultura che sono le basi per costruire un vero paese e ridare dignità al popolo, il suo popolo.

Io me lo immagino così, che entri con umiltà nelle nostre case e che ci dica:

…Italiane e Italiani, voi siete adesso a tavola e se fate un brindisi, fatelo anche per il Vostro Presidente che vi ama tanto. E cercate sempre di stare vicino ai vostri figli, ai vostri giovani che si affacciano adesso alla vita. Ai giovani questo io dico, e martello su questo punto, costituiscono l’avvenire del popolo italiano. Battetevi sempre per la “Libertà”, per la “Pace” e per la “Giustizia Sociale. [...] La Libertà senza Giustizia Sociale, non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame. [...] Ecco quello che io dico ai giovani, senza presunzione, quasi fossi un loro compagno di strada, tanto mi sta a cuore la loro sorte. Ed io li esorto ad andare avanti, a continuare per la loro strada, a cercare nella scuola cultura; ad ascoltare i loro docenti per adornare la loro mente di cognizioni necessarie quando saranno chiamati a svolgere un’attività. Voi giovani siete la futura classe dirigente del nostro paese, dovete quindi prepararvi per assolvere degnamente questo nobilissimo compito. Ebbene io, finche' vita sarà in me, starò al vostro fianco nelle vostre lotte, giovani che mi ascoltate. Lotterò sempre con voi per la pace nel mondo, per la libertà e per la giustizia sociale. Buon anno a tutti voi miei connazionali, italiani e italiane. E perdonate se ho turbato la vostra vigilia di capodanno con questa mia conversazione guidata dalla fraternità che a voi mi lega.” Estratto discorso Sandro Pertini 1983

Grazie Presidente per le Sue parole, per non averci abbandonato e per averci fatto sapere che Lei è sempre lì a vigilare su di noi, a proteggerci, a fermare ogni segno di non democrazia, ogni gesto contro la nostra libertà, ogni scure che si dovesse abbattere sul nostro futuro, sui nostri giovani, sulla nostra dignità.

Auguri a tutti.

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